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Il lavoro del pittore è un prendere e dare eterno, un'offerta
senza limiti che a volte lascia esausto l'artista, scoraggiato
a continuare la sua opera. Ma, e qui non esiste scienza esatta,
non si sa come il creatore riprenda le forze per risorge come
farfalla che si sveglia dopo un lungo sogno nel suo bozzolo.
E se la pittura nasce dalle mani femminili allora si sublima
ed i colori sono gli stessi e allo stesso tempo diventano altri.
E se ci riferiamo all'artista cubana Zaida del Río, allora
staremo assistendo ad una traiettoria professionale difficile
da superare.
Pare che il cognome dell'artista marca la sua unione indissolubile
con l'ambiente naturale. "Faccio dei viaggi nella natura,
entro in un fiore, percorro il tallo, le foglie, le radici che
arrivano lì dove Dio mise il suo gusto, riempiendo i miei
pori di linfa verde", confessò questa speciale donna
in una intervista, la stessa dove dichiara le sue rotte spirituali:
"
conosco il ritmo degli astri e sento che la Vergine
della Caridad mi culla tra le sue braccia. Sono devota di Santa
Marta e tutti i martedì le accendo una candela."
Zaida del Río non assume alcuna altera postura tra i migliori
artisti della plastica cubana. Delle sue mostre di successo in
Italia, Spagna, Francia, Messico, Brasile, Martinica, USA e nel
Giappone preferisce che ne parlino gli altri. Nonostante Importanti
premii avvallino la sua arte.
Nella seconda metà degli anni '80 Zaida approfondisce il
contatto con la cultura cubana d'origine africana e da questa
interazione sorsero le sue interpretazioni di Santi e le loro
sincretizzazioni con gli Orishas (divinità africane).
Così realizza enormi trittici dove deborda le sue capacità.
Un dettaglio molto significativo, è che le sue immagini
religiose cedono il loro volto in cambio di un nuovo viso, appartenente
sempre a qualche parente dell'artista, sua madre, suo fratello
o un cugino. "Non concepisco i santi nel cielo, per me loro
sono la gente buona che c'è intorno a me. Riguardo alla
cattiva gente.., ancora non me la sento di dipingere diavoli."
Così è Zaida, semplice ma complessa; lei passa dal
dettaglio al barocco.
Visitare il suo studio-galleria, situato nel Centro Storico della
capitale cubana, è come avere a portata di mano il cuore
di un genio. Si trova al secondo piano del ristorante di cucina
creola, La Mina, e non è strano che ci sorprenda lì
un appetito impetuoso. Sono i profumi della cucina cubana, i cui
segreti, Zaida, dice di conoscere, dichiarando con orgoglio: "Credo
che nessuno cucina come me, perché lo faccio come la divina
Pastora che non voleva uccidere le sue pecore ed ingannò
il Re con un piatto unico e spirituale".
Zaida non solo dedica il suo tempo libero alle arti culinarie
ma con arte decisa spazia tra l'incisione, l'illustrazione di
libri e copertine, Murales e decorazioni ambientali e scenografiche.
Questa pittrice pinaregna è molto sensuale ed è
quasi impossibile per i fotografi ottenere una sua immagine dove
i suoi occhi e mosse non denuncino una passione ardente sostenuta
sempre in Do Maggiore.
Zaida pensa che ha avuto molte vite precedenti e assicura che in
tutte è stata sempre la stessa, "
una lingua dolce
per dire: continua avanti, non decadi, io ti amo." |