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Mafia italo-americana
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La Mafia nella Parigi dei Caraibi
Di Mirta Núñez Pampín
Foto: Hector Delgado Perez

L'Habana è il teatro delle operazioni e la storia vale la pena di essere raccontata

Si alza il telone e davanti a noi compare una città splendente, dove le luci al neon illuminano le insegne commerciali, e uomini e donne, con eleganti vestiti alla moda, fanno diventare la notte il giorno. È La Habana degli anni '50 dello scorso secolo, la stessa che arrossiva quando la chiamavano La Parigi dei Caraibi, ma che mostrava con spontaneità tutto il paradiso di divertimento, frenesia e piaceri mondani.

Però, chi aveva preparato tutto quel lusso per fare in modo che la mafia, la stessa mafia italo-americana, agisse impunemente?

All'Habana la mafia trovò un terreno ottimo giacché ottenne impunità e tolleranza totale in una città con le porte aperte.

Fu il mafioso Meyer Lansky uno dei primi Boss che arrivarono a Cuba. Veniva rappresentando Lucky Luciano, il Gran Don, con due importanti missioni. La prima era stabilire le basi dell'Impero di Cosa Nostra e la seconda, fabbricare per tutte le operazioni mafiose uno schermo legale, per fare in modo che dietro ad ogni affare si trovasse un'azienda legalmente costituita e delle Banche "compiacenti" che elargivano generosi prestiti.

La mafia italo-americana sapeva che alla fine degli anni' 50 tra le più importanti città degli Stati Uniti e L'Habana, ci sarebbero state solo due o tre ore di volo. Naturalmente, il movimento turistico si sviluppò notevolmente ed in questa crescita vide La Mano Negra un'importante fonte di arricchimento.

Perciò, senza perdere tempo, la delinquenza organizzata cominciò a rifinire i dettagli del suo Impero. Rapidamente furono costruiti all'Habana belli, moderni e lussuosi hotel fra cui l'Havana Riviera, l'Hotel Capri e l'Havana Hilton. Allora nei nuovi hotel e in quelli già famosi, come l'Hotel Nacional de Cuba, furono inaugurati maestosi ed eleganti casinò, con tutte le condizioni immaginabili per il gioco d'azzardo e le scommesse.

In questi luoghi il gioco diventava un culto sacro.

Bastarono meno di dieci anni perché L'Habana diventasse una città di pura festa, dove molti luoghi in apparenza "decente" nascondevano nelle loro profondità qualcosa di più che i sette peccati. Vari segnali guidavano i passi del turista ai locali notturni così quotati come l'esotico Tropicana, circondato da palme ed esuberante vegetazione: qui il visitatore aveva accesso alle più belle mulatte cubane e perdeva la concezione del tempo; magnifici hotel con un'infinità di offerte e tanti altri locali dedicati al divertimento; casinò nei quartieri ricchi e lussuose case di prostituzione fra cui le famose case di Marina. L'Habana diventò una città tristemente celebre, conosciuta anche come Il Bordello delle Americhe.

Qui era tutto controllato e preparato per svuotare le tasche ai turisti. L'alcool scorreva, l'accesso alle droghe pesanti era facile e le prostitute erano pronte a compiacere sempre. Ed esistevano pure i grandi casinò, posti che affascinavano il cliente molti dei quali ridotti sul lastrico.

Fu il mafioso Nick di Constance che arrivò per assumere il controllo del gioco. Godeva di pessima fama ed il suo sopranome era ancora peggiore: Il Macellaio. C'è ancora chi si ricorda di lui e racconta che era alto quasi due metri e non faceva fatica ad alzare un uomo dal pavimento con una mano sola e lanciarlo contro il muro.

Anche George Raft, noto attore di Hollywood, svolse parte della sua carriera come ganster all'Habana. Nominalmente operava come gestore del Hotel Capri ma il vero incarico era ricevere certi gruppi di uomini danarosi che arrivavano all'Hotel, a cui venivano offerti abbondanti ed esotiche cene, alloggio paradisiaco ed auto veloci: insomma una bella vita. Ma dove stava il profitto? Gli invitati, sentendosi grandi signori, dissipavano i loro soldi davanti ai tavoli da gioco. Il maestoso Salone Rosso del Capri fu testimone di episodi di persone che sono riusciti a tornare al loro paese solo perché avevano già pagato il biglietto di ritorno.


Mafia italo-americana
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Altri attori di Hollywood sono stati in quell'epoca all'Habana, tra cui Tony Martín ed il cantante Frank Sinatra, che, a detta dei maligni, non venne precisamente solo a cantare.

Per controllare l'attività lucrativa del Cabaret Parisién nell'Hotel Nacional, fu scelto Eddy Cheeline, italo-americano che si vantava di avere il controllo dell'insediamento più prestigioso, ed aveva ragione! Nel Parisién fu speso molto denaro ed anche buon gusto, perché sul suo scenario si presentarono noti coreografi e artisti di fama internazionale.

Su Meyer Lansky, che fece storia come capo dell'intero Impero, si racconta che era pratico, persuasivo e preferiva agire nell'ombra. Un altro mafioso importante fu il calabrese Amadeo Barletta.

Ma l'elenco è maggiore: Lucky Luciano, l'ideologo. Il corso Amleto Batisti. I Santi Trafficante, padre e figlio, che forse nacquero segnati dal loro cognome. E Umberto Anastasia. Famosi anche i fratelli Josef (Joe) e Charlie Sileci.

I progetti di questa pleiade non avevano fine. Il loro nuovo piano era stabilire una rete di hotel che avrebbe coperto tutta la costa a nord tra L'Habana e la città di Matanzas. Un vero paradiso di chilometri e chilometri pieno d'hotel sul mare, con abbondante gioco, droga e sesso per i turisti interessati ai peggiori divertimenti.

Ma arrivò il 1° gennaio 1959 e con lui la rivoluzione del Comandante Fidel, un uomo carente di fama in quel momento, ma che con il passare degli anni sarebbe stato riconosciuto, da amici e nemici, come la persona che cambiò, radicalmente, la vita dell'Isola Maggiore delle Antille.

E così, all'improvviso, chiusero i lussuosi casinò, chiusero le bische e si mise la parola fine a droga e corruzione.

Una canzone popolare, famosa in quell'epoca e che ancora oggi è ascoltata, ritrae quei momenti. Dice così:

Y en eso llegó Fidel.
Se acabó la diversión,
Llegó el Comandante
Y mandó a parar

Cuba ha continuato a promuovere lo sviluppo del turismo, sono state costruite nuove e moderne infrastrutture, ma rimangono presenti, come testimoni muti, quei lussuosi hotel dell'epoca narrata: gli Hotel Riviera, Capri, Habana Libre e naturalmente il maestoso Hotel Nacional dove, secondo quanto si dice, ancora oggi, nelle notti di luna piena, girano le anime in pena di alcuni di quei capi della mafia. Ma non spaventarti, son solo favole raccontate da qualche ubriaco nottambulo.


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