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Placca commemorativa
Giuseppe Garibaldi
San Ignacio y Obrapia
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GIUSEPPE GARIBALDI
Di Mirta Núñez Pampín
Foto: Hector Delgado Perez

Molti uomini famosi lasciarono la loro impronta nella capitale cubana, tra cui Giuseppe Garibaldi il fautore dell'unificazione italiana, che arrivò all'Avana nel 1850. Un lottatore che portò la sua sete di libertà nelle terre latinoamericane.

Il frequentato angolo delle strade San Ignacio e Obrapía, all'Avana coloniale, fu un posto frequentato dal celebre italiano, perché si trovava una farmacia, proprietà dello spagnolo liberale Salvador Zapata, nella quale Garibaldi tentò di organizzare un gruppo di cospiratori contro la dominazione spagnola.

Il turista italiano che visita la Habana potrà ricordare la figura del Cavaliere della Libertà, sia in quello storico angolo, che nel Museo situato nel Palazzo dei Capitani Generali, nel Nucleo Storico della Città, dove fu dedicata nel giugno del 1982, una targa commemorativa in marmo donata dal Comune della capitale italiana.

Il ricercatore e membro dell'Associazione Nazionale di Storiografi di Cuba, Enrique Pertierra Serra (Mantua, Pinar del Río, 1957) offre nel suo libro Italiani per la libertà di Cuba, pubblicato nel 2000, importanti dati che portano luce sulla presenza dell'eroe italiano nell'Isola Maggiore delle Antille.

In una delle parti del volume, l'autore fa riferimento al fatto che gli spagnoli, dopo l'intervento americano in Cuba alla fine del XIX secolo, svuotarono gli Archivi della Marineria dove si trovavano le prove definitive del fatto che Garibaldi rimase all'Avana. Comunque esistono prove evidenti del fatto che conobbe, tramite Antonio Meucci, i cubani Gaspar Betancourt Cisneros e Cirilo Villaverde, così come a John Anderson.

Quest'ultimo era commerciante di sigari e difensore dell'unificazione dell'Italia, che aveva visitato l'Avana in varie occasioni e conosceva bene la situazione politica dell'Isola.

Per confermare le testimonianze della presenza dell'illustre italiano nella capitale cubana, Pertierra cita lo scomparso etnologo avanero Fernando Ortiz che, in un articolo della rivista italiana Minerva, dice che Garibaldi arrivò all'Avana nel 1851, sulla nave a vapore Saint George, accompagnato dal suo amico Francesco Carpanetto.

Apparentemente era un viaggio commerciale in America Centrale, ma quando la nave fece uno scalo all'Avana, vi rimase con documentazione falsa. Dall'Habana proseguirono verso Panamá e poi in Perú, secondo quanto scrisse Ortiz nel suo articolo.

Tra le testimonianze della presenza di Garibaldi nella Capitale caraibica ci sono quelle di Justo Zaragoza, storiografo spagnolo che, anche se non era simpatizzante dell'indipendenza per la quale lottavano i cubani, afferma nel suo libro "Insurrezioni a Cuba" che Garibaldi era arrivato all'Avana nel 1850 su una nave a vapore chiamata Georgia.

Da un'altra parte, il patriota cubano Juan Arnao, emigrato a Tampa (Florida), assicurava che il combattente italiano aveva viaggiato a Cuba nel 1850.

Antica Farmacia
Giuseppe Garibaldi
Palacio de Los Capitanes Generales
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CONTESTO STORICO DI CUBA ALL'ARRIVO DI GARIBALDI

Si dice che Giuseppe Garibaldi ebbe rapporti con la Giunta Cubana, capeggiata dall'annessionista Narciso López, dopo il suo arrivo a New York il 30 luglio 1850. Forse in quel momento nacque il desiderio nell'uomo chiamato Cavaliere della Libertà di conoscere la realtà di Cuba e per questo motivo viaggiò all'Isola, come si afferma, in quell'anno oppure nel seguente.

Ma, nello studiare il contesto storico di quel momento, si evidenza che non esistevano ancora le condizioni per portare a termine un'insurrezione contro la dominazione spagnola che sottometteva Cuba.

Si sa che Garibaldi era un lottatore per l'indipendenza e non condivideva gli ideali annessionisti di alcuni cubani tra cui Narciso López, forse per questo non è probabile che abbia partecipato a questo movimento.

Tuttavia è molto probabile che la sua ansia di libertà, la stessa che lo portò nel Brasile, lo abbia portato pure all'Avana, con lo scopo di appoggiare la causa per l'indipendenza.

Dopo qualche anno, ormai iniziata la Guerra dei Dieci Anni per la libertà di Cuba, Emilia Casanova, moglie dello scrittore cubano Cirilo Villaverde (a quell'epoca anche segretaria della Lega delle Figlie di Cuba), scrisse a Garibaldi perché si unisse alla causa cubana.

Garibaldi, occupato nella lotta per l'unificazione del suo paese, rispose dopo 12 mesi, e gli espresse: "Con tutta la mia anima sono stato con voi dall'inizio della vostra gloriosa rivoluzione.Non è solo la Spagna che lotta per la libertà a casa sua e vuole ridurre in schiavitù agli altri popoli fuori. Però io starò tutta la mia vita con gli oppressi, siano Re o nazioni gli oppressori ".

Il 22 febbraio 1870, in una seconda lettera, scrisse: "In un'altra io manifestai a Lei il mio interesse per la libertà di Cuba. Io sto con i repubblicani della Spagna, ma non con quel governo reazionario, e desidero la totale indipendenza della sua bella Patria, per la quale si lotta così eroicamente".

Queste evidenze epistolari confermano che il combattente italiano conobbe i desideri di libertà dei cubani e probabilmente, se non avesse dovuto rimanere nel suo paese lottando per la libertà, sarebbe stato insieme all'esercito mambí, porgendo il suo coraggio e la sua esperienza combattiva.

Giuseppe Garibaldi diventò il Cavaliere della Libertà, che trapassò le frontiere geografiche della sua cara Italia per unirsi alla causa dei popoli dell'America Latina.


 

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